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Senza titolo / 2008 - acquarello su carta - cm 65x50

Senza titolo / 2008 - acquarello su carta - cm 65x50

Due poltroni / 2008 - olio su tela - cm 80x70

Due poltroni / 2008 - olio su tela - cm 80x70

Trame di bramo / 2008 - olio su tela - cm 65x50

Trame di bramo / 2008 - olio su tela - cm 65x50

Senza titolo / 2008 - acquarello su carta - cm 65x50

Senza titolo / 2008 - acquarello su carta - cm 65x50

Senza titolo / 2008 - acquarello su carta - cm 50x65

Senza titolo / 2008 - acquarello su carta - cm 50x65

Senza titolo / 2008 - acquarello su carta - cm 57x76

Senza titolo / 2008 - acquarello su carta - cm 57x76

Lui mamma / 2008 - olio su tela - cm 105x75

Lui mamma / 2008 - olio su tela - cm 105x75

Senza titolo / 2008 - aquarello su carta - cm 50x65

Senza titolo / 2008 - aquarello su carta - cm 50x65

Tra te e tre di tre / 2008 - olio su tela - cm 80x80

Tra te e tre di tre / 2008 - olio su tela - cm 80x80

Non vedo / 2008 - olio su tela - cm 24x30

Non vedo / 2008 - olio su tela - cm 24x30

Non sento / 2008 - olio su tela - cm 24x30

Non sento / 2008 - olio su tela - cm 24x30

Non parlo / 2008 -  olio su tela - cm 30x24

Non parlo / 2008 - olio su tela - cm 30x24

Mangio! / 2008 - olio su tela - cm 30x24

Mangio! / 2008 - olio su tela - cm 30x24

Elisa Gallenca è nata nel 1971 a Torino, dove vive e lavora.

Mostre personali
2008
Pardon! (In virtù dei vizi)
Galleria Doppia V, Lugano, Svizzera. A cura di Giuliana Montrasio.
2007
Due gambe e un sorriso (o viceversa) Galleria In Arco, Torino.
A cura di Luca Beatrice.
2006
Painting me softly
(con David Bowes)
Duetart gallery, Varese.
A cura di Norma Mangione.
2003
DOg It Yourself
Galleria 41 Arte Contemporanea, Torino. A cura di Gabriella Serusi.
2001
Elisa Gallenca-Elke Warth Galleria ES, Torino.
A cura di Olga Gambari.
Principali mostre collettive
2008
Increspature
Novalis Fine Arts, Torino.
2007
Anatomia dell’irrequietezza Palazzo della Penna, Perugia. A cura di Luca Beatrice.
2006
Allarmi 2-Il cambio della guardia Caserma De Cristoforis, Como.
A cura di Norma Mangione.
Fondazione Spinola Banna per L’Arte
Poirino, Torino. Workshop con Stefano Arienti.
2005
Il Corridoio dell’Arte. Per lo sport e per la pace. Corridoio del servizio programmazioni Beni e Attività culturali, Provincia di Torino.
A cura di Gabriella Serusi.
Palazzo della Triennale, Milano.
In sede ’05
Assessorato alla Cultura, Torino. A cura di Francesco Poli.
Altri fantasmi
Galleria In Arco, Torino.
A cura di Laura Carcano e Norma Mangione.
Dodici pittori italiani dieci anni dopo
Galleria In Arco, Torino. A cura di Luca Beatrice.
2004
Convergenze
Fondazione Pistoletto, Biella. A cura di Olga Gambari.
Il pranzo di Babette
Cortile del Maglio, Torino. A cura di Olga Gambari.
Mujeres al borde de un ataque de nervios
(con Valentina Glorioso e Olga)
Galleria Francesco Pantaleone, Palermo. A cura di Marina Giordano.
2003
XS
Galleria San Salvatore, Modena.
Diciottoperventiquattro
41 Arte contemporanea, Torino.
2002
Amore
Silbernagl undergallery, Milano. A cura di Luca Beatrice.
Col sale
Galleria InArco, Torino.
A cura di Norma Mangione.
100 artisti con libera
Centro congressi della Regione Piemonte, Torino.
2001
Emporio
Care of, Viafarini, Milano.
A cura di Luca Beatrice, Alessandra Galletta.
2000
Big Torino 2000 –Spazio Off
Ex Convento dei Cappuccini, Caraglio, Cuneo. A cura di Giorgio Verzotti.
Soap Opera
Galleria En Plein Air, Pinerolo, Torino.
A cura di Luca Beatrice, Alessandra Galletta.
1999
Ottavo incontro con le artiste torinesi Palazzo Cisterna, Torino.
A cura di Marisa Vescovo.
Versus V
Ex Lanificio Bona, Carignano, Torino.
Proposte XIV “La linea d’ombra”
Galleria di San Filippo, Torino. A cura di Guido Curto.
Sguardi
Cortile Molasso, Torino.
1997
Frontières Invisibles
Village Joseph Vergne, Montpellier. Critica Donna Torino
Castello di Rivara, Torino.
1995
Progetto Arte
Marstall Theatre, Munchen.
A cura di Michelangelo Pistoletto.
 

 

IL PECCATO RIBALTATO
di Giuliana Montrasio

I Vizi Capitali, spesso, sono stati associati a qualcosa di dannato, qualcosa da cui sfuggire per elevare l’animo umano: così li rappresenta Dante nei gironi dell’Inferno e nelle sette cornici del Purgatorio o così li raffigura Hieronymus Bosch entro un cerchio identificabile con l’occhio di Dio. Al contrario Elisa Gallenca interpreta il vizio, nel suo compiersi, come espressione del carattere umano, senza dare giudizi o connotazioni tragiche. Considerare i vizi come sentimento necessario, e non più come annunciatori di colpe e di terrore, porta l’artista a pensarli come fonte di creatività, spontaneità, sogno o vagheggiamento. Questo luogo vulnerabile della nostra psiche, attraverso la pittura e il disegno, cambia veste e significato. Di volta in volta emergono situazioni che indicano stati dell’essere umano, immerso nel suo limite (ovvero vizio), senza indagare o reinterpretarne l’iconografia. Più che da un’analisi vera e propria in chiave storica, religiosa o psicologica, le opere di Elisa Gallenca prendono spunto dalla suggestione che i vizi richiamano alla mente, con l’idea di mostrare come l’errore, la défaillance o l’istinto possiedono una ragion d’essere così forte da manifestarsi inevitabilmente. Quindi “Pardon! (In virtù dei vizi)” e i titoli delle tele (molti dei quali ispirati a titoli di film) preannunciano l’ironica rilettura che l’artista intende dare.

Il mondo dei vizi, attraverso l’invenzione pittorica, risulta allo stesso tempo stravagante e normale, visionario–favolistico e realistico, ironico e melanconico. Una pittura diretta e fluida mette in scena dinamiche comportamentali, situazioni surrealiste in cui, come in una vignetta, la presenza del paradosso dona umanità alla debolezza. La tela diviene perciò una pelle vivente che porta alla luce l’indole e la realtà interiore dell’uomo. Si tratta di ritratto intimista, ma anche di scene dominate da grandi superfici di colore dove il fluire degli stati d’animo si propaga come un’onda, enfatizzando gli stati emozionali. Lo sfondo decorativo esprime l’amplificarsi degli stati d’animo, e le forme colorate, come apparizioni, diventano immagini proiettate. Così Ira, il sentimento che trasforma l’interiorità dell’uomo, viene interpretato come un’implosione nella quale l’Io si moltiplica dietro un’idea ossessiva. Il volto dell’uomo, in “Tra te e tre di te”, si triplica su se stesso deformandosi, il flusso di energia si espande nello spazio della tela manifestandosi nella visione di forme variegate. La moltiplicazione dell’Io ricorda la scena surreale del film “Being John Malkovich” (1999) quando Malkovich entra nel proprio cervello e sente e vede solo se stesso combattere con il proprio ego.

Questa immersione nell’inconscio può portare, in senso introspettivo, ad una forma di energia creativa: “Persino le emozioni grezze e confuse sono una forma di luce, piena di energia. Possiamo usare la luce della collera in un modo positivo, per vedere là dove di solito non possiamo vedere... peraltro tutte le emozioni, anche la collera, portano sapienza, penetrazione, ciò che alcuni chiamano illuminazione.”1
Porre domande e riflessioni sul vizio con connotazioni universali, porta inevitabilmente a parlare del doppio, della parte oscura, del doppio sentire della condizione umana. In Lussuria, lo specchio è simbolo dell’ombra riflessa, dell’oscuro dell’animo. Donna fatale delle emozioni, dei profumi e dei baci sulla pelle, rivela la fragilità della carne che come scrive Hillmann2 è condizione necessaria per la vita dell’anima sulla terra. Così “Trame di brame” rimanda ad una creatura dai forti appetiti che viene richiamata da forze manuali che ricordano i serpenti. Nel luogo dove si trova la perla c’è anche il drago, positivo e negativo si mescolano e la presa di coscienza del Sè mostra istantaneamente anche la parte oscura. L’artista sovverte la dimensione erotica del Giardino dell’Eden e le mani simbolicamente rappresentano il mistero della trasformazione: perdere una forma per acquistarne un’altra. Questa forza “manuale” in “Se la lasci ti cancella”, Avarizia, rispecchia un tentativo di indebolimento dell’essere. Qui la strega dello shopping, sottoforma di maschera grottesca, lancia uno sguardo metaforico o emana dei vortici dalle mani con l’intento di impadronirsi dell’essere. Una sorta di genio della lampada di Aladino fuoriesce da un sacchetto dello shopping e al posto di dare, prende. La rappresentazione diventa l’espressione viva di una specifica cultura e società e il tema dei vizi diventa stimolo di riflessione sulla società contemporanea. Avarizia nel senso di accumulo compulsivo, Avere al posto di Essere. E’ difficile rintracciare un senso positivo per l’avarizia, per colui che trattiene tutte le cose per sè e non è capace di donarsi. L’uomo è sempre volto all’affermazione della propria identità e come scrive Galimberti l’identità non è qualcosa che si elabora al proprio interno in condizioni di completo isolamento, ma è qualcosa che ciascuno negozia nel rapporto con gli altri, da cui attende il riconoscimento3 (in questo caso affermazione dell’essere attraverso l’apparire).

Proseguendo il cammino visivo dei Vizi Capitali come riflessione sull’identità dell’uomo, ci troviamo di fronte alla costellazione archetipica di “BiancanEva ha il pomo d’Adamo”, Superbia, ispirato alla favola di Biancaneve e i sette nani: ma la donna con la mela in mano rappresenta Biancaneve o la strega? Un po’ entrambe: si tratta dell’unione tra la fanciulla ingenua e la matrona-strega potente. “Nella psicologia della donna il Sè si presenta con tratti di una donna più anziana o più giovane (Demetra o Core). Questa immagine della donna eternamente giovane o eternamente vecchia è probabilmente in relazione con il carattere atemporale del Sè”4. Ma la BiancanEva, che tiene a bada il nanetto (ispirato al pouf di Philippe Stark e in questo caso visione dell’uomo) mostra allo stesso tempo un insieme di femminile e maschile: la donna detiene poteri “maschili”, mostra tra le mani un pomo (simbolo del Peccato Originale) e i suoi tratti fisiognomici, presentano alcune caratteristiche maschili come la presenza del pomo d’Adamo. Un’Eva moderna, immagine di Superbia, che diventa metafora di rovesciamento e confusione dei ruoli nel rapporto uomo-donna.
Elisa Gallenca continua a dipanare la matassa che intreccia le dinamiche e le energie relazionali dell’essere umano. Osservando queste opere appare una tessitura di mondi fluttuanti la cui composizione surreale diventa strumento di riflessione sull’identità e sul ruolo della donna e la cui sensibilità rimanda alle opere di Kiki Smith, Amy Cuttler o Cindy Sherman. Questa identità mutante affiora anche in “Lui mamma”, in cui Invidia viene interpretata, in modo ironico, come desiderio dell’uomo verso la gravidanza. A ben guardare non esiste una netta demarcazione nelle varie rappresentazioni tra un vizio e l’altro: “Lui mamma” potrebbe suggerire anche il vizio della Gola. A sua volta la Gola, in “Non vedo, non sento, non parlo, mangio!”, viene rappresentata da quattro scimmiette ispirate ai souvenir di origine siciliana (in origine tre, simbolo di omertà). Si tratta di frames visivi sui sensi che diventano reportage sull’esperienza del corpo. Viene in mente il film “Diario di un vizio” di Marco Ferreri in cui il protagonista per confermarsi d’esistere e d’essere importante, scrive un diario nel quale ogni giorno annota gli avvenimenti del proprio corpo, come quello scritto nel cinquecento dal Pontormo. Questi racconti visivi catturano con naturalezza istanti noti, atteggiamenti quotidiani che diventano bisogno di riconoscimento e scoperta della sorgente nascosta al corso d’acqua della vita.

Ma i significati sottesi possono essere molteplici come il tema della Pigrizia, ben rappresentato in “Due poltroni” da una donna e suo figlio nel letto con il telecomando in mano, rimanda alla teledipendenza e alla cultura del vuoto. Ma allo stesso tempo viene da pensare all’inconsapevolezza del trascorrere del tempo in dialogo con la rivelazione dell’attimo fuggente: un’idea di ozio in senso creativo. Si genera così un’idea di ozio contemplativo in cui l’anima come un frullo di libellula vola sui muri sotto forma di pensieri (segni decorativi). Tutti questi fattori concorrono a creare un eclettico universo visivo al cui interno la decorazione diventa modo per accedere alla parte profonda dell’uomo. Il gesto pittorico come una lente d’ingrandimento permette la messa a fuoco dell’essenza delle cose. Tutto ciò che accade viene realizzato all’interno dello spazio della tela, interpretata come un piccolo teatro, ma l’immagine riesce a spezzare i propri confini finiti con un’esplosione di energia che si estende oltre lo spazio rappresentato.

Questo percorso poetico getta una differente luce sull’interpretazione dei Vizi Capitali: attraverso un processo di trasformazione possono diventare germoglio di creatività o la forza motrice che ci permette l’illuminazione. Così chiedendo scusa in modo ironico, Pardon!, riscopriamo la virtù dei vizi.



1 Clarissa Pinkola Estés Donne che corrono con i lupi.
2 James Hillman Il codice dell’anima.
3 Unberto Galimberti I vizi capitali e i nuovi vizi.
4 Marie-Louise von Franz Il femminile nella fiaba.