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Serie Situations

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Esperando que aclare

Esperando que aclare

Manuel Archain, Serie Thinking about...

Manuel Archain, Serie Thinking about...

Serie Situations

Serie Situations

Mono - Serie pensando

Mono - Serie pensando

Mono - Serie Pensando

Mono - Serie Pensando

Nato a Buenos Aires nel 1983, Manuel Archain inizia in giovanissima età gli studi artistici frequentando sin da bambino l’atelier della madre, l’artista Silvina Viaggio, e imparando i primi rudimenti di scultura, pittura e disegno. All’età di 13 anni affianca agli studi di disegno l’approfondimento del mondo dei fumetti con il celebre illustratore Carlos Pedrazzini. In quello stesso periodo inizia a far pratica come fotografo collaborando con diversi professionisti del settore, esperienza fondamentale all’evoluzione del suo approccio verso uno stile personale. 
 
All’età di 17 anni intraprende la sua carriera nella pubblicità, nel cinema e nel settore dei videoclip sia come fotografo sia con ruoli creativi lavorando come assistente di importanti esponenti del mondo della fotografia e del cinema quali Peter Rad, Blinkk, Samuel Bayer, Tony Kaye, Marc Trautmann e Michael Haussman. 
 
Dal 2004 lavora come fotografo professionista per la pubblicità e il cinema. Nel suo portfolio si annoverano clienti quali O2, Cardinal, Swisscom, Absolut, Sony Ericsson, Kraft, Universal Music, Convene Magazine NY, Credit Confidential, BA Insider Magazine.
 
Ha esposto il suo lavoro in tutto il mondo: Buenos Aires, Lima, Santiago, Bogotà, Barcellona, Madrid, Parigi e Miami.
 

Il lavoro di Manuel Archain – tra i più affermati fotografi argentini
della sua generazione – si concentra sull’uomo quale protagoni-
sta di una società disordinata, complessa, poetica e sognante.
Scenari colti desunti da idee narrative rese con l’attenzione di chi
ha nella propria soggettiva rappresentazione il desiderio di resti-
tuire una prospettiva dettagliata e ironica della realtà mediante la
sua percezione. Un’analisi sull’ambiguità estetica del sembrare,
sulle maschere della nostra apparenza.

Le immagini presenti in mostra, pur nella loro appartenenza a
serie diverse, sviluppano questa idea attraverso punti di vista che
si contraddistinguono per un’estrema e raffinata eleganza forma-
le, con la quale Archain disegna i profili di un’umanità spesso
sospesa e trasfigurata, uomini come attori travestiti a imperso-
nare un ruolo in contrasto con la loro stessa natura. È la fotografia
a rendere ogni cosa apparentemente reale, apparentemente
credibile, apparentemente esistente. L’osservazione come
atto artistico si sostituisce all’ottica dell’immagine come fedele
documentazione: nel mondo creativo di Archain tutto è possibile.
La struttura e la costruzione di ogni scena ricalcano la stesura
di una favola, dove le cose accadono seguendo regole precise,
anche se inverosimili. Eppure perfettamente coerenti, perché
nei luoghi dove il fantastico contagia il reale ogni personaggio si
muove senza strutture preordinate, modellando lo spazio che lo
circonda alla magia di un sistema visionario.

La trasformazione è ovunque: nel capovolgimento delle propor-
zioni, nell’interscambiabilità dei ruoli, nell’inversione semantica
in un rimando continuo tra esternazione e introspezione. Con le
sue fotografie Archain approfondisce il conflitto eterno tra l’es-
sere e il dover essere, tra l’emozione sincera e quella repressa
attraverso la riproduzione di un universo alla rovescia ma sempre
riconoscibile nel suo essere disegnato con oggetti di uso co-
mune e del consueto giornaliero. Il ribaltamento consente alla re-
citazione di rivelarsi in quanto tale, mettendo a nudo i gesti nella
loro genesi originaria e rivelando la forza naturale di emozioni che
l’indifferenza ha ormai nascosto sotto il proprio controllo.

Barbara Paltenghi Malacrida